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Piano Particolareggiato delle Cave del
bacino estrattivo di Cursi-Melpignano

La pietra leccese ha fatto la storia del Salento.
La sua estrazione avviene a fette discendenti  e, a seconda delle profondità raggiunte, si ottengono vari materiali, da quelli teneri per i prospetti degli edifici da scolpire, a quelli duri per le parti strutturali resistenti, a quelli colorati per garantire resistenze termiche elevate.
Purtroppo nel territorio sono nel tempo apparse numerose “ferite”, alcune profonde e vaste, altre con tagli profondi che hanno aperto il collegamento tra la superficie e le acque profonde, minando la sicurezza degli acquiferi in una regione critica per la mancanza di acqua. Ecco perché intervenire per la difesa dell’ambiente con un Piano che ne razionalizzasse e ne orientasse la coltivazione e, al contempo, che puntasse alla ricostruzione del territorio, mediando le esigenze nel passaggio dalla città alla campagna industriale.

Il Piano fotografa il territorio: la visione dei siti estrattivi evidenzia la presenza di cave abbandonate che si alternano ad altre esaurite o sistemate in maniera approssimativa. I luoghi si presentano come scenari “disordinati”, in cui non si manifesta alcuna logica estrattiva, se non quella del profitto immediato che ha prodotto escavazioni irrazionali, con rilevanti quantità di materiale da sfrido abbandonato.

 

  • Luogo: Cursi, Melpignano, Corigliano d’Otranto, Maglie, Castrignano dei Greci, a circa 30 km da
  • Lecce, 200 dal mare di Otranto e 20 dal mare di Gallipoli
  • Progettisti: Tommaso Farenga (ingegnere)
  • Collaboratori: Rossana De Sario (architetto), Gaetano Nuzzo (ingegnere), Andrea Salvemini (geomorfologo), Pietro Medagli (naturalista)
  • Partner: Regione Puglia, Comuni Cursi, Melpèignano, Corigliano d’Otranto, Maglie e Castrignano dei Greci, privati proprietari
  • Realizzazione: Regione, Comuni, Privati
  • Tempi: dal 2009 al 2013
  • Costi complessivi: investimenti
    globali previsti nel bacino
    estrattivo di oltre 100.000.000,00
    euro

 

Abbiamo pensato e creato:

  • Un Piano che potrebbe svolgere, nel panorama
    regionale 
    e nazionale,un ruolo di 
    best practice 
    per la gestione di una
    risorsa naturale
    quale è quella “suolo”
  • Un Piano con ricadute
    positive sui vari aspetti
    della vita quotidiana della
    realtà locale
  • Una pianificazione strategica
    ed integrata dell’attività estrattiva finalizzando
    il tutto al riutilizzo
    futuro di tali aree
  • Un Piano per ridurre eventuali
    danni ambientali e favorire il recupero anche
    sotto il profilo economico
  • Un  Piano che tende a ridurre
    l’insorgere di eventuali danni
    ambientali e a favorire il
    recupero ambientale,
    anche sotto il profilo economico
  • Un Piano con criteri
    di compatibilità ambientale e
    sviluppo sostenibile:
    lo sguardo alle future generazioni

Abbiamo proposto di:

  • sviluppare e recuperare aree
    urbane con l’applicazione delle energie rinnovabili, il risparmio
    e l’efficienza energetica
  • recuperare e far sviluppare
    aree “periurbane” interessate
    da attività estrattive storiche
  • restituire una porzione di
    territorio “strappata” ai
    cittadini per farne servizi ed
    attrezzature
  • individuare misure innovative
    di mobilità sostenibile pensando
    anche alla “Festa della Taranta”
  • proporre il Piano come strumento replicabile

Il futuro:

  • La costruzione di un nuovo
    processo di pianificazione
    orientata al recupero
  • La coltivazione sostenibile
    di aree di cava
  • Il recupero degli ambiti
    degradati a ridosso delle città
  • La creazione di spazi verdi,
    servizi, parchi giochi
  • La creazione di grandi bacini
    estrattivi senza rischio per
    acque e suolo
  • La ricostruzione di contesti
    paesaggistici di valore
  • La creazione di grandi “parchi dell’energia”
  • Uno sviluppo industriale
  • Una pietra commercializzata
    sempre più all’estero
  • Aree di riserva in cui garantire
    il futuro

Il Piano redatto ha consentito di elaborare un quadro completo sulla reale situazione estrattiva esistente nell’area in esame, in termini di criticità ma anche e soprattutto di potenzialità.
Il Piano ha inteso quindi regolamentare l’attività estrattiva orientandola verso criteri di sostenibilità ambientale.

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