Sono un ingegnere e molti mi definiscono un “ingegnere umanista“. Ho pensato a cosa vogliono dire. Associano alla mia concretezza e al mio pragmatismo la “leggerezza” di pensare ad aspetti che appartengono all’animo umano, ai valori, alla cultura: strano connubio, il mio, tra un tecnico, quando non un “meccanico” del territorio, e una persona capace di capire la bellezza e la poesia che il territorio esprime. Un amico, anzi un mio Maestro di vita e professione, disse una volta mostrandomi una foto, che questa, nella sua semplicità, riusciva ad esprimere la poesia della natura, «per questo – disse – dobbiamo tutelare la natura e proteggerla».

Io aggiungo nel mio lavoro i valori che mi hanno trasmesso la mia famiglia e alcuni amici che “mi hanno cresciuto” con i loro consigli e la loro guida. Mi hanno insegnato tanto e invitato a non scordarmi mai chi sono e delle persone che sono presenti in questo mondo. Aggiungo quindi i valori che mi trasmettono le persone con cui mi relaziono, aggiungo i bisogni che leggo nella gente quando parlo con loro. Aggiungo quindi i contributi che mi trasmettono i miei allievi quando sopportano le mie lezioni e quando mi manifestano le loro difficoltà e mi spingono a sforzarmi di essere più chiaro.
Ecco perché faccio l’ingegnere in modo diverso, nella speranza di non dimenticare mai il ruolo sociale della mia professione.